Programma Eutanasia T4

Nel “Programma di eutanasia nazista”, convenzionalmente chiamato “Aktion T4”, tra il 1939 e il 1945 trovarono la morte circa 200.000 persone con disabilità o con disturbi mentali. R. Hilberg, nel suo importante studio “La distruzione degli ebrei d’Europa”, affermava che: “L’eutanasia era la prefigurazione concettuale e nello stesso tempo tecnica e amministrativa della “soluzione finale” che sarebbe stata attuata nei campi di sterminio”. Nell’ambito del “programma di eutanasia nazista”, gli assassini furono prevalentemente medici, infermieri e personale ausiliario. I bambini furono le prime vittime, a partire dall’estate del 1939, in seguito lo sterminio si estese agli adulti, articolandosi in “Aktion T4” (in appositi centri di uccisione tramite l’utilizzo, per la prima volta, delle camere a gas), “Aktion 14f13” (nei campi di concentramento) ed eutanasia selvaggia (in ambito ospedaliero). Alice Ricciardi von Platen, membro della “Commissione di osservatori” inviata al “Processo dei medici” di Norimberga, nell’introduzione al suo testo del 1948 “Il nazismo e l’eutanasia dei malati di mente” ammoniva: “La dimensione raggiunta dall’Eutanasia negli istituti tedeschi dimostra come, una volta intrapresa la strada dell’annientamento delle cosiddette vite indegne, non ci siano più limiti […] Nell’epoca dell’interesse collettivo, evidentemente, il diritto del singolo alla tutela statale non è più un fatto scontato. Ma se le tendenze distruttive dovessero avere il sopravvento, l’interesse collettivo si trasformerebbe in minaccia di sterminio nei confronti degli individui malati e indifesi”. 

Questi concetti sono stati, successivamente, ripresi e ampliati dall’autrice in un intervento nel corso di un convegno, svoltosi a Bolzano nel 1995, in cui ricordava come “prevalga ancora oggi una concezione puramente scientifica del mondo e dell’uomo, che paragona l’uomo a una macchina”, evidenziando che “di fronte agli enormi costi del sistema sanitario, i valori economici balzano nuovamente e pericolosamente (poiché spesso espressi senza alcuna ponderazione) in primo piano”. Ammonimenti che conservano intatta la loro attualità, soprattutto in relazione al perdurare della tendenza a presentare la vita e il rispetto dei diritti delle persone con maggiori bisogni quasi esclusivamente in termini di costi per la società, con tutti i rischi che questo comporta in periodi di crisi economica e nel corso di periodi di emergenza (come quella pandemica). 

Per queste ragioni è importante non dimenticare e continuare a studiare ed approfondire questa drammatica pagina di storia e le sue potenziali implicazioni odierne. 

Qui la mia tesi magistrale sull'argomento dal titolo "Nazismo e persone con disabilità: dalle leggi eugenetiche ai centri di uccisione" (consultabile cliccando sul titolo o in cartaceo presso la biblioteca dell'Istituto di Storia della Resistenza di Torino), conseguita con lode presso l'Università di Torino con relatore il Professor Walter Barberis e correlatore il Professor Giovanni De Luna.

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