Carcere di Asti: Presentata in IX Commissione Comunale la relazione annuale del Garante comunale delle persone private della libertà.

Giovedì 23 luglio scorso, nella IX Commissione consiliare del Comune di Asti, è stata presentata e discussa la relazione annuale del Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale, dott. Domenico Massano, relativa al periodo luglio 2025 – giugno 2026.

La relazione restituisce il lavoro svolto nel primo anno di mandato e propone una lettura delle principali questioni riguardanti la Casa di Reclusione A. S. di Asti, mettendo insieme l’osservazione delle criticità, la valorizzazione delle esperienze positive e l’individuazione di possibili prospettive di intervento.

Il ruolo del Garante è stato interpretato come una funzione di collegamento tra il carcere e la città: un ponte tra il “dentro” e il “fuori”, chiamato da una parte a entrare nell’istituto per incontrare, osservare e ascoltare le persone detenute, la Direzione, il personale, le realtà che operano all’interno e, dall’altra, a uscire dalle mura per dialogare con il territorio, promuovere occasioni di sensibilizzazione e costruire reti di collaborazione.

Nel periodo considerato sono state realizzate circa 160 attività riconducibili al mandato, con una presenza mediamente settimanale all’interno della Casa di Reclusione e oltre 100 persone detenute incontrate per colloqui riservati. L’attività ha compreso anche visite nelle sezioni, sopralluoghi, incontri e un dialogo costante con la Direzione, la Polizia Penitenziaria, le aree trattamentale e sanitaria, le altre istituzioni competenti e la rete dei Garanti.

Parallelamente è proseguito il coordinamento del Tavolo Carcere-Città, luogo stabile di confronto e progettazione che riunisce istituzioni, servizi, scuole, volontariato, cooperative e realtà del Terzo settore. Tra le iniziative richiamate nella relazione figurano il convegno “Oltre le mura 2025”, dedicato alla genitorialità e alle attività trattamentali, e il Calendario della Casa di Reclusione di Asti, nato da una proposta formulata da una persona detenuta all’interno della redazione di “Gazzetta Dentro”.

La relazione evidenzia tuttavia una situazione complessa. Ad aprile 2026 erano presenti 276 persone detenute, a fronte di 200 posti effettivamente disponibili secondo il dato utilizzato dal Garante nazionale, con un tasso di affollamento del 138 per cento. A questo si aggiungono, nonostante i frequenti interventi di manutenzione ordinaria, problemi strutturali, infiltrazioni, muffe, spazi e servizi igienici inadeguati, difficoltà legate alle ondate di calore.

Particolarmente rilevanti risultano inoltre le carenze di personale, che riguardano l’area trattamentale, la Polizia Penitenziaria e gli uffici amministrativi. Tali scoperture incidono non soltanto sulle condizioni di lavoro, ma anche sulla possibilità di organizzare e garantire le diverse attività trattamentali e sanitarie. Tutela dei diritti delle persone detenute e dignità del lavoro del personale non costituiscono obiettivi contrapposti, ma dimensioni che devono essere perseguite insieme.

La relazione dedica inoltre specifica attenzione alla sanità penitenziaria, alla salute mentale, alle dipendenze e alla prevenzione del rischio suicidario. Il suicidio di Christian Guercio ha rappresentato uno degli eventi più dolorosi dell’anno e ha richiamato la necessità di rafforzare la capacità delle istituzioni e dei servizi territoriali di riconoscere e accompagnare le fragilità, evitando che il carcere diventi il punto di arrivo di situazioni di disagio psichico, dipendenza, marginalità ed esclusione sociale che avrebbero bisogno, prima ancora di una risposta custodiale, di interventi sanitari, educativi e sociali.

Accanto alle criticità, sono state valorizzati la disponibilità al dialogo ed al confronto, l’impegno costituzionalmente orientato, gli interventi di miglioramento, come l’area verde e lo spazio colloqui con bambini, e le attività lavorative, formative, scolastiche, universitarie e culturali, così come il ruolo del volontariato, delle cooperative sociali e della partecipazione delle stesse persone detenute. Lavoro, istruzione, cultura, sport e relazioni familiari non sono attività accessorie, ma strumenti fondamentali per dare significato al tempo della pena e preparare il reinserimento nella società.

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la progressiva difficoltà, in relazione a recenti disposizioni del DAP, nel mantenere aperti i rapporti avviati positivamente nel corso degli anni tra gli istituti di Alta Sicurezza e la comunità esterna. La relazione sottolinea che sicurezza e rieducazione non possono essere considerate finalità alternative: ridurre le relazioni con il territorio non garantisce automaticamente maggiore sicurezza e rischia, al contrario, di indebolire le opportunità di responsabilizzazione e reinserimento.

Le cinque proposte alla Città

  1. Riconoscere e consolidare il Tavolo Carcere-Città: quale luogo stabile di confronto, coordinamento e coprogettazione tra Comune, istituto penitenziario, servizi, scuole, volontariato e Terzo settore.
  2. Migliorare l’accessibilità dell’istituto e l’accoglienza delle famiglie: rafforzando i collegamenti di trasporto pubblico, sostenendo la realizzazione della prevista struttura esterna e predisponendo, nel frattempo, uno spazio coperto e dignitoso per l’attesa.
  3. Promuovere il lavoro e il reinserimento: coinvolgendo imprese, cooperative, associazioni di categoria e parti sociali nella costruzione di opportunità lavorative in particolare dentro, ma anche fuori dal carcere.
  4. Rafforzare la presa in carico della salute e delle fragilità: proseguendo il monitoraggio avviato dalla Commissione consiliare e consolidando il raccordo tra ASL, servizi territoriali, forze dell’ordine e realtà sociali, per prevenire quando possibile l’ingresso in carcere e accompagnare le persone prima, durante e dopo la detenzione.
  5. Promuovere una cultura costituzionale della pena e la giustizia riparativa: attraverso iniziative rivolte alle scuole e alla cittadinanza e dando continuità al percorso avviato con i Centri di giustizia riparativa di Torino e Bergamo, nella prospettiva di costruire una “Asti città riparativa”.

Dignità, responsabilità, riparazione e speranza

Il lavoro svolto è stato orientato da quattro parole: Dignità, Responsabilità, Riparazione e Speranza. Non si tratta di richiami astratti, ma di criteri concreti attraverso i quali leggere la pena, il lavoro delle istituzioni e il rapporto tra carcere e società.

La dignità rappresenta il punto di partenza: ogni persona, anche quando ha commesso un reato ed è privata della libertà, conserva diritti e dignità e non può essere identificata o ridotta esclusivamente al reato commesso.

La responsabilità riguarda certamente la persona condannata, chiamata a riconoscere le proprie azioni e le conseguenze prodotte, ma interpella anche le istituzioni e l’intera comunità. La responsabilità della città consiste nel non considerare il carcere come una realtà separata, nel creare condizioni che rendano possibile un autentico percorso di consapevolezza, cambiamento e reinserimento e nel sostenere il lavoro di chi opera quotidianamente negli istituti.

La riparazione richiama la necessità di prestare attenzione ai legami spezzati dal reato: con le vittime, con le famiglie, con la comunità e, talvolta, con la stessa persona che lo ha commesso. Non tutto può essere ricostruito, ma possono essere aperti spazi di ascolto, riconoscimento, responsabilizzazione e ricomposizione.

La speranza, infine, è la possibilità concreta che una persona possa cambiare e costruire una vita diversa. Ma è anche la responsabilità della società di non rinunciare anticipatamente a questa possibilità e di non trasformare il tempo della pena in un tempo vuoto, privo di relazioni, opportunità e futuro.

Dignità, responsabilità, riparazione e speranza non riguardano quindi soltanto chi si trova in carcere. Riguardano il modo in cui una città interpreta la pena, sostiene il lavoro di chi opera negli istituti, accompagna le persone verso il rientro nella società e costruisce sicurezza attraverso l’inclusione, la responsabilizzazione e il rispetto della Costituzione.

La relazione annuale completa è consultabile sul sito comunale a questo link.

Il presente articolo è stato pubblicato anche su https://personeediritti.altervista.org/ 

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