Luglio 2019. Il mare oltre le sbarre.

“Purtroppo devo salutarvi un po’ prima perché ho un altro appuntamento. Ci rivediamo tra un paio di settimane, mi prendo qualche giorno di vacanza”.
“Ok, tanto noi ci trovi sempre qui. Dove vai?”
“Al mare, con la famiglia”.
“Buone vacanze allora e quando torni, se riesci, potresti portarmi un po’ d’acqua del mare?”
Poche battute dall’ultima riunione di redazione del giornale della Casa di Reclusione, scambiate con un mio quasi coetaneo da 26 anni ristretto in carcere. Ne parlo brevemente con la mia compagna nel tragitto verso la riviera, mentre la bambina, apparentemente distratta, legge un giornalino sui sedili posteriori dell’auto.
I giorni, come spesso capita in vacanza, trascorrono rapidi ed è già ora di preparare i bagagli per il rientro. La mia compagna mi dice che la bambina le ha chiesto se mi ero ricordato dell’acqua di mare. No. Scendo in spiaggia con una bottiglietta in cui ne raccolgo un po’ e metto anche della sabbia in un sacchetto. L’acqua non è delle più limpide e la sabbia è abbastanza grossolana. Dovrebbero comunque andare bene. Non so, però, se me le faranno portare dentro. I regolamenti sono molto rigidi e restrittivi. Un disegno, però, forse sì. La bambina bagna il pennello nell’acqua di mare e poi nel colore da stendere sul piccolo foglio di carta, che si dipinge di un blu che sa di sale. Un velo di colla su cui stendere la sabbia raccolta disegna la spiaggia. Una barchetta ritagliata, alcuni raggi di sole sull’angolo del foglio attraversati da qualche gabbiano completano l’opera. Chissà se così riusciremo a portare un po’ di mare oltre le sbarre.
A volte anche solo un ricordo che profuma di salsedine può essere occasione d’incontri inattesi, che si colorano di speranza e umanità su un piccolo foglio di carta.

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